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Ma come parlano i presidenti della repubblica?


questi sono i video che Youtube oggi consiglia per me. Si vede che mi conosce bene. Molto bene.

Una volta sola nella mia vita mi sono messo davanti al televisore la notte del 31 dicembre per seguire un pezzettino del discorso del presidente della repubblica.

Ci ho provato: senza aspettative disposto a non giudicare quello che avrei ascoltato.

All’epoca era Scalfaro, e dopo parecchi minuti (penso 6 o 7) ho ceduto e ho spento la televisione. Visto l’impegno che mi ero preso quella sera stessa, il giorno successivo sono entrato in possesso del giornale per leggere quello che c’era di interessante in quel discorso. O almeno quello che qualche giornalista aveva ritenuto potesse essere interessante per i lettori.

MA MI CHIEDO

  1. Che cosa succede alle persone che diventano presidenti della repubblica italiana?
  2. Perché iniziano a parlare in modo così strano? (prima non parlavano così! erano molto più divertenti…)
  3. Perché l’espressione del viso si trasforma?

Guardate come l’espressione del viso si assomiglia (foto prese da Wikipedia e nocookie.net)

SI MA ALLORA?

Ok: tuttavia questi discorsi possono tornare utili dato che raccontano (anche se in maniera poco poco avvincente) la storia. Con un po’ di parafrasi simultanea è anche possibile capire quello che hanno detto.

Guardatevi, con le dovute cautele questo video di Pertini e quelli correlati di Leone, Gronchi, eccetera. Man mano che vanno verso il bianco e nero ricordano un po’  il tramonto del neorealismo cinematografico.

video Pertini

Buona visione.

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Mai rivolgersi ad un amico. Mai. Eppure…


Frends to be friends

E’ più forte di me: fatico a resistere al fascino degli amici quando mi trovo in condizione di fornire o ricevere da loro una prestazione a pagamento.

Mi spiego meglio (specie per i più maliziosi).

CASO A:  L’AMICO HA BISOGNO DI ME

Un  amico/parente si rivolge a me, o all’azienda in cui lavoro, per acquistare un prodotto o un determinato servizio.

POSSIBILI SCENARI:

L’ amico/parente si rivela a sorpresa un problema perché troppo puntiglioso, tirapiedi, eccetera eccetera.

Il mio operato o quello dell’azienda non soddisfa le aspettative dell’amico/parente.

RISULTATI:

Perdo la faccia in azienda e comprometto il rapporto con l’amico/parente.

CASO B: IO HO BISOGNO DELL’AMICO/PARENTE

L’amico non soddisfa le mie aspettative.

POSSIBILI SCENARI:

Mi rivelo INCONSAPEVOLMENTE troppo puntiglioso, tirapiedi, eccetera eccetera.

RISULTATI:

Prendo il classico “taccone”, e comprometto l’amicizia.

RIFLESSIONE

E’ da quando sono bambino che sento il motto “dividere gli affari dagli amici”. Numerosissime esperienze indirette e soprattutto DIRETTE mi hanno dimostrato che questo è sensato; qualcuno si è rivolto all’amico meccanico/commercialista/idraulico/avvocato/informatico/marmista/geometra/eccetera, ed è rimasto a dir poco deluso. Esperienze ai confini dell’incredibile talmente paradossali da far accapponare la pelle!

Tutto questo capita perché se il cliente o professionista che sia  è sconosciuto, è possibile  far valere in scioltezza i propri  diritti. Il  business vale molto più della relazione: siamo assertivi e ci battiamo per raggiungere lo scopo. Con l’amico invece, si cerca di salvare la relazione a discapito dell’affare. Tuttavia l’amarezza dell’accaduto molto presto rovinerà anche la relazione lasciandoci quindi con meno soldi di prima, meno allegria di prima, e con meno amici di prima.

EPPURE

Eppure, malgrado questo, continuo a peccare e a farmi risucchiare dalla presunta autorevolezza dell’amico.

Commentate pure questo post raccontando la vostra esperienza dato che io non lo posso fare in questa sede.

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Piovono polpette: da vedere.

Bello.

Praticamente l’ultimo ricordo di cinema stipato nella mia memoria risale al secolo scorso:

  • 6000 lire il mercoledì, e lo sconto studenti
  • Poltrone scomode
  • File strette dove era necessario alzarsi per far passare una persona
  • Odiare tutte le persone dal metro e ottanta in su (che con ogni probabilità si sedevano davanti a te)
  • Le sale del centro
  • Il dopo lavoro ferroviario (a Udine–per chi ci andava non servono descrizioni)
  • Niente pop-corn
  • Non ancora bambini da portare al seguito (e soprattutto pagare per loro)
  • Il poco interesse nutrito per la Customer Satisfaction da parte del personale

Quindi per uno che è diventato genitore nell’epoca del multisala, del noleggio cheap dei DVD, e della diffusione di Internet e della banda larga, la presenza al cinema si è ridotta praticamente a 0. I bambini piccoli non li puoi ancora portare perché si stufano, e andare senza di loro sembra “brutto”.

E così oggi in 4 siamo stati trasportati da una serie di coincidenze al multisala dove in meno di 10 minuti dalla semplice decisione di andarci a vedere un film ci siamo trovati seduti in quarta fila con gli occhialini per vedere “Piovono polpette” in 3d.

Ok: la differenza tra quello che ricordavo e quello che ho trovato (a parte avere i figli a carico!) ha influito sull’apprezzamento dello spettacolo.

Comunque il film d’animazione era coinvolgente e motivante, adatto a coloro che non anno bimbi a seguito. Non dico altro se non che è assolutamente da vedere.

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la foto l’ho presa su filmisnow.it

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Natale: Meno male che sono un parassita natalizio!

Natale

Oggi sono andato al supermercato  fare (ovviamente solo) ” un po” ” di spesa per domani, Natale.

L’aspetto più incredibile è che Natale, nonostante i buoni propositi, le luci, le palline dell’albero, per la maggior parte delle persone che ho incontrato, è una grande seccatura. Nel senso che Natale è bello, perché DOPO c’è santo Stefano e si riposa un po’.

Quindi ritornando al supermercato, in quel migliaio di metri che ho percorso per raggiungerlo, fare gli acquisti e tornare indietro ho percepito:

  1. Il nervosismo degli automobilisti incolonnati
  2. L’ansia della corsa ai regali (la maggior parte delle persone la fa tra il 23 e 24 dicembre)
  3. La stanchezza dichiarata di qualche commesso stremato speranzoso di arrivare alla chiusura serale
  4. Il poco apprezzamento per chi si apprestava a preparare il Pranzo di Natale
  5. Il pochissimo apprezzamento di chi, oltre a dover preparare il Pranzo di Natale, si sentiva a disagio perché quella pappa la doveva anche mangiare (non so perché ma l’idea di mangiare più del solito scoraggia più di qualcuno)
  6. Il pochisimissimissimo, ma proprio poco, apprezzamento perché oltre a dover preparare il pranzo, mangiarlo, si dovrà stare in compagnia di alcuni specifici (ma non sempre così specifici) parenti.

Bene. A questo punto mi compiaccio ancora di più di essere un parassita natalizio.

  1. Vado in bici sul marciapiede (sorpassando le auto incolonnate)
  2. I regali li ha presi mia moglie
  3. Mi reco al supermercato la vigilia per prendere 4 cose chiedendo ai commessi dove si trovano i gingerini che ho sotto il naso
  4. Il pranzo lo prepara mia moglie
  5. Mangerò quello che mi sentirò di mangiare
  6. Ok, ok.

Buon natale a tutti, ma soprattutto a quelli che mi fanno passare un natale da nababbo.

Grazie Ale, anche se oggi abbiamo litigato!

Bepi

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La foto l’ho presa da tv.msn.com

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Piacevolmente terrorizzati dall'influenza mediatica


Nel 2001 il nonno ottantacinquenne di un mio amico muore a segutio di un influenza. E probabilmente non era l’H1N1.

termometro

Da qualche mese l’influenza H1N1 ci vene presentata nelle seguenti modalità contrastanti

  1. Pandemia (es. articolo di ieri)
  2. Business farmaceutico (video youtube)

E adesso stiamo entrando nella fase successiva, quella del terrorismo mediatico.

I media usano un linguaggio mirato a creare paura, tensione nelle persone che sentono parlare di quest’influenza. La cosa più sorprendente è che adesso, dopo le rassicurazionei del viceministro Fazio e man mano che ci accorgiamo che attorno a noi sono ancora tutti vivi anche se influenzati, cominciamo a puntare il dito contro i fabbricatori di notizie, addossando a loro tutte le cause di questo scompiglio autunnale.

Bene: è inutile. Consideriamo pure l’ipotesi che le case farmaceutiche riescano a farsi promozione indiretta attraverso i quotidiani, telegiornali, eccetera. Ma questo non basta per diffondere il terrore.

Il mezzo più importante per diffondere le notizie siamo sempre noi. Amiamo le disgrazie, il terrore, il poter parlare di qualcosa di agghiacciante. Peggiore è lo scenario, migliore è il nostro rapporto con la notizia che ci permette di condividere aria fritta per i gironi successivi.

Quando i telegiornali ci stufano, o non bastano come serbatoio di brutte notizie, ci affidiamo ai mitici telefilm serali gonfi di disgrazia, terrore e violenza. Un male che alla fine non viene mai definitivamente sconfitto dal bene. NCIS, Criminal Intent, Doctor House, eccetera. Altro che quella porta scalogna di Jessica Fletcher, la signora in giallo che in qualunque posto andasse si verificava un omicidio.

Quindi quando le notizie non ci danno più una possibilità di parlare di disgrazie, ci lamentiamo di come i media danno le informazioni.

Un sistema efficace per ridurre tutti questi effetti secondari è spegnere il mezzo o cambiare canale, e parlare di qualcos’altro più carino e piacevole.

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Piacevolmente terrorizzati dall’influenza mediatica


Nel 2001 il nonno ottantacinquenne di un mio amico muore a segutio di un influenza. E probabilmente non era l’H1N1.

termometro

Da qualche mese l’influenza H1N1 ci vene presentata nelle seguenti modalità contrastanti

  1. Pandemia (es. articolo di ieri)
  2. Business farmaceutico (video youtube)

E adesso stiamo entrando nella fase successiva, quella del terrorismo mediatico.

I media usano un linguaggio mirato a creare paura, tensione nelle persone che sentono parlare di quest’influenza. La cosa più sorprendente è che adesso, dopo le rassicurazionei del viceministro Fazio e man mano che ci accorgiamo che attorno a noi sono ancora tutti vivi anche se influenzati, cominciamo a puntare il dito contro i fabbricatori di notizie, addossando a loro tutte le cause di questo scompiglio autunnale.

Bene: è inutile. Consideriamo pure l’ipotesi che le case farmaceutiche riescano a farsi promozione indiretta attraverso i quotidiani, telegiornali, eccetera. Ma questo non basta per diffondere il terrore.

Il mezzo più importante per diffondere le notizie siamo sempre noi. Amiamo le disgrazie, il terrore, il poter parlare di qualcosa di agghiacciante. Peggiore è lo scenario, migliore è il nostro rapporto con la notizia che ci permette di condividere aria fritta per i gironi successivi.

Quando i telegiornali ci stufano, o non bastano come serbatoio di brutte notizie, ci affidiamo ai mitici telefilm serali gonfi di disgrazia, terrore e violenza. Un male che alla fine non viene mai definitivamente sconfitto dal bene. NCIS, Criminal Intent, Doctor House, eccetera. Altro che quella porta scalogna di Jessica Fletcher, la signora in giallo che in qualunque posto andasse si verificava un omicidio.

Quindi quando le notizie non ci danno più una possibilità di parlare di disgrazie, ci lamentiamo di come i media danno le informazioni.

Un sistema efficace per ridurre tutti questi effetti secondari è spegnere il mezzo o cambiare canale, e parlare di qualcos’altro più carino e piacevole.

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2009/2010: ecco che ricominciano le scuole

Si (ri?) parte

Domani ufficialmente cominciano le scuole e all’improvviso, la mattina, la giornata si ritrasforma e prede quel suo silenzioso e affascinate silenzio estivo.

Ecco cosa cambia (ritorna):

AUTOMOBILI

  1. Le macchine nei pressi delle scuole riempiono le strade come fossero tasselli di un puzzle
  2. Il gas di scarico diventa l’aria che respiriamo
  3. Gli automobilisti diventano più irascibili

RAGAZZE E RAGAZZI

  1. I ragazzi nei pressi delle scuole riempiono i marciapiedi e le piste ciclabili  come fossero tasselli di un puzzle
  2. I ragazzi si aggregano tra simili e si muovono a chiazze tra chiazze simili tra loro
  3. Ci sono ragazze truccatissime che solitarie camminano sul marciapiede dirette verso la scuola
  4. Ci sono ragazzi con visibilissimo il segno del cuscino sul viso
  5. Ci sono ragazzi perfettamente freschi

ALTRO

  1. Colonne di corriere blu circondano la città
  2. I primi giubbotti
  3. Il leggero cambiamento di moda
  4. Il profumo (imminente) della pioggia che bagna l’asfalto
  5. Un pelino di tristezza (per più di qualcuno)
  6. Un pelino di allegria (per qualcuno)

A domani allora.

foto | ragingspeed.co.uk

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Installare semplicemente un tema Emerald su Ubuntu

Ecco..

emer

Installate Emerald (se non lo avete già fatto) così:

  1. andate su START/SYSTEM/ADMINISTRATION/SYNAPTIC PACKAGE MANAGER
  2. inserite nel rettangolino di ricerca la parola EMERALD
  3. spuntate MARK FOR INSTALLATION nella riga EMERALD
  4. cliccate su APPLY
  5. chiudete pure tutte le finestrelle

Caricare il tema Emerald

syn

  1. cercate su google quello che volete es. tema Windows 7 Emerald
  2. usate questo se vi piace, quello della foto, scaricandolo > qui <
  3. caricatelo cliccando sul file che avete appena scaricato
  4. per vederlo in azione premete contemporaneamente ALT e F2 (Run Application)
  5. scrivete emerald –replace

Installare il tema Emerald quando riavvierete il PC

stp

  1. andate su START/SYSTEM/PREFERENCES/STARTUP APPLICATIONS
  2. cliccate sull’icona “+ ADD
  3. Scrivete EMERALD nello spazio per il nome
  4. Scrivete emerald –replace nella linea di comando
  5. Salvate

Finito.

Considerazioni

Ubuntu è una cannonata, e lo considero veramente il “Linux per gli esseri umani”. Tuttavia le impostazioni grafiche e stilistiche con il loro marroncino e le loro icone semplici semplici, vi confesso che mettono un pochino di malinconia.

Malgrado Windows Vista abbia provocato più volte la mia pazienza, ha oggettivamente una grafica più accattivante e piacevole.

Quindi prendiamo la funzionalità da Linux e la grafica da Windows e tutto andrà bene.

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Costume intero, slip e mutanda anni '90 (per l'estate 2013)


Love in the nineties  is paranoid. On sunny beaches, take your chances looking for…

90s

Era una sera dell’autunno del 97, quando stavo litigando con il mio amico Luca sul ritorno delle mode.

Malgrado sia una cosa risaputa, cioè che gli stili si ripresentano e si riapprezzano col passare del tempo, a cicli, in particolari momenti storici sembra impossibile che un determinato indumento in qualche modo possa ritornare alla ribalta, o comunque essere indossato dalla maggior parte delle persone.

Dodici anni fa era il caso dei jeans stretti in fondo alle caviglie, che all’epoca sembravano quasi un affronto alla buon gusto dell’umanità. Un disadattato lo riconoscevi con chiarezza dalle pseudo-Clark e i pantaloni stretti sotto.

Da qualche anno il pantalone stretto sotto lo vediamo dappertutto, anche su di noi. E non siamo tutti disadattati.

Il problema nasce ora con mia moglie, ed è per questo che scrivo questo articolo,  per dimostrarle che tra 4 anni si vestirà con disinvoltura la mutanda e lo slip da bagno alti (vedi foto sotto), costume da bagno intero (vedi video Blur sopra), e slip degli anni 90.

La scorsa settimana facendo zapping, abbiamo intercettato il capolavoro di Bruno Gaburro “Abbronzatissimi 2 – Un anno dopo” con Jerry Calà e ho pronosticato che per il 2014 le nostre spiagge sarebbero assomigliate moltissimo a quella ancor oggi anti-stilosa spiaggia del 1993.

-sarei grato a chiunque di voi trovasse uno spezzone del film dove si veda la spiaggia-

Quindi

anni90

A prescindere che le sfilate propongano lo slippone anni novanta già oggi dico che tra 4 estati (per il 2013) le nostre fanciulle gireranno per le spiagge con uno slip molto simile (anche se non ugale) a quello del primo lustro degli anni ’90.

E la cosa più strana per adesso, è che ci piacerà!

Liberi di commentare e dare il vostro parere.

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Costume intero, slip e mutanda anni ’90 (per l’estate 2013)


Love in the nineties  is paranoid. On sunny beaches, take your chances looking for…

90s

Era una sera dell’autunno del 97, quando stavo litigando con il mio amico Luca sul ritorno delle mode.

Malgrado sia una cosa risaputa, cioè che gli stili si ripresentano e si riapprezzano col passare del tempo, a cicli, in particolari momenti storici sembra impossibile che un determinato indumento in qualche modo possa ritornare alla ribalta, o comunque essere indossato dalla maggior parte delle persone.

Dodici anni fa era il caso dei jeans stretti in fondo alle caviglie, che all’epoca sembravano quasi un affronto alla buon gusto dell’umanità. Un disadattato lo riconoscevi con chiarezza dalle pseudo-Clark e i pantaloni stretti sotto.

Da qualche anno il pantalone stretto sotto lo vediamo dappertutto, anche su di noi. E non siamo tutti disadattati.

Il problema nasce ora con mia moglie, ed è per questo che scrivo questo articolo,  per dimostrarle che tra 4 anni si vestirà con disinvoltura la mutanda e lo slip da bagno alti (vedi foto sotto), costume da bagno intero (vedi video Blur sopra), e slip degli anni 90.

La scorsa settimana facendo zapping, abbiamo intercettato il capolavoro di Bruno Gaburro “Abbronzatissimi 2 – Un anno dopo” con Jerry Calà e ho pronosticato che per il 2014 le nostre spiagge sarebbero assomigliate moltissimo a quella ancor oggi anti-stilosa spiaggia del 1993.

-sarei grato a chiunque di voi trovasse uno spezzone del film dove si veda la spiaggia-

Quindi

anni90

A prescindere che le sfilate propongano lo slippone anni novanta già oggi dico che tra 4 estati (per il 2013) le nostre fanciulle gireranno per le spiagge con uno slip molto simile (anche se non ugale) a quello del primo lustro degli anni ’90.

E la cosa più strana per adesso, è che ci piacerà!

Liberi di commentare e dare il vostro parere.

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