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Mai rivolgersi ad un amico. Mai. Eppure…

Frends to be friends

E’ più forte di me: fatico a resistere al fascino degli amici quando mi trovo in condizione di fornire o ricevere da loro una prestazione a pagamento.

Mi spiego meglio (specie per i più maliziosi).

CASO A:  L’AMICO HA BISOGNO DI ME

Un  amico/parente si rivolge a me, o all’azienda in cui lavoro, per acquistare un prodotto o un determinato servizio.

POSSIBILI SCENARI:

L’ amico/parente si rivela a sorpresa un problema perché troppo puntiglioso, tirapiedi, eccetera eccetera.

Il mio operato o quello dell’azienda non soddisfa le aspettative dell’amico/parente.

RISULTATI:

Perdo la faccia in azienda e comprometto il rapporto con l’amico/parente.

CASO B: IO HO BISOGNO DELL’AMICO/PARENTE

L’amico non soddisfa le mie aspettative.

POSSIBILI SCENARI:

Mi rivelo INCONSAPEVOLMENTE troppo puntiglioso, tirapiedi, eccetera eccetera.

RISULTATI:

Prendo il classico “taccone”, e comprometto l’amicizia.

RIFLESSIONE

E’ da quando sono bambino che sento il motto “dividere gli affari dagli amici”. Numerosissime esperienze indirette e soprattutto DIRETTE mi hanno dimostrato che questo è sensato; qualcuno si è rivolto all’amico meccanico/commercialista/idraulico/avvocato/informatico/marmista/geometra/eccetera, ed è rimasto a dir poco deluso. Esperienze ai confini dell’incredibile talmente paradossali da far accapponare la pelle!

Tutto questo capita perché se il cliente o professionista che sia  è sconosciuto, è possibile  far valere in scioltezza i propri  diritti. Il  business vale molto più della relazione: siamo assertivi e ci battiamo per raggiungere lo scopo. Con l’amico invece, si cerca di salvare la relazione a discapito dell’affare. Tuttavia l’amarezza dell’accaduto molto presto rovinerà anche la relazione lasciandoci quindi con meno soldi di prima, meno allegria di prima, e con meno amici di prima.

EPPURE

Eppure, malgrado questo, continuo a peccare e a farmi risucchiare dalla presunta autorevolezza dell’amico.

Commentate pure questo post raccontando la vostra esperienza dato che io non lo posso fare in questa sede.

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Piovono polpette: da vedere.

Bello.

Praticamente l’ultimo ricordo di cinema stipato nella mia memoria risale al secolo scorso:

  • 6000 lire il mercoledì, e lo sconto studenti
  • Poltrone scomode
  • File strette dove era necessario alzarsi per far passare una persona
  • Odiare tutte le persone dal metro e ottanta in su (che con ogni probabilità si sedevano davanti a te)
  • Le sale del centro
  • Il dopo lavoro ferroviario (a Udine–per chi ci andava non servono descrizioni)
  • Niente pop-corn
  • Non ancora bambini da portare al seguito (e soprattutto pagare per loro)
  • Il poco interesse nutrito per la Customer Satisfaction da parte del personale

Quindi per uno che è diventato genitore nell’epoca del multisala, del noleggio cheap dei DVD, e della diffusione di Internet e della banda larga, la presenza al cinema si è ridotta praticamente a 0. I bambini piccoli non li puoi ancora portare perché si stufano, e andare senza di loro sembra “brutto”.

E così oggi in 4 siamo stati trasportati da una serie di coincidenze al multisala dove in meno di 10 minuti dalla semplice decisione di andarci a vedere un film ci siamo trovati seduti in quarta fila con gli occhialini per vedere “Piovono polpette” in 3d.

Ok: la differenza tra quello che ricordavo e quello che ho trovato (a parte avere i figli a carico!) ha influito sull’apprezzamento dello spettacolo.

Comunque il film d’animazione era coinvolgente e motivante, adatto a coloro che non anno bimbi a seguito. Non dico altro se non che è assolutamente da vedere.

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la foto l’ho presa su filmisnow.it

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Natale: Meno male che sono un parassita natalizio!

Natale

Oggi sono andato al supermercato  fare (ovviamente solo) ” un po” ” di spesa per domani, Natale.

L’aspetto più incredibile è che Natale, nonostante i buoni propositi, le luci, le palline dell’albero, per la maggior parte delle persone che ho incontrato, è una grande seccatura. Nel senso che Natale è bello, perché DOPO c’è santo Stefano e si riposa un po’.

Quindi ritornando al supermercato, in quel migliaio di metri che ho percorso per raggiungerlo, fare gli acquisti e tornare indietro ho percepito:

  1. Il nervosismo degli automobilisti incolonnati
  2. L’ansia della corsa ai regali (la maggior parte delle persone la fa tra il 23 e 24 dicembre)
  3. La stanchezza dichiarata di qualche commesso stremato speranzoso di arrivare alla chiusura serale
  4. Il poco apprezzamento per chi si apprestava a preparare il Pranzo di Natale
  5. Il pochissimo apprezzamento di chi, oltre a dover preparare il Pranzo di Natale, si sentiva a disagio perché quella pappa la doveva anche mangiare (non so perché ma l’idea di mangiare più del solito scoraggia più di qualcuno)
  6. Il pochisimissimissimo, ma proprio poco, apprezzamento perché oltre a dover preparare il pranzo, mangiarlo, si dovrà stare in compagnia di alcuni specifici (ma non sempre così specifici) parenti.

Bene. A questo punto mi compiaccio ancora di più di essere un parassita natalizio.

  1. Vado in bici sul marciapiede (sorpassando le auto incolonnate)
  2. I regali li ha presi mia moglie
  3. Mi reco al supermercato la vigilia per prendere 4 cose chiedendo ai commessi dove si trovano i gingerini che ho sotto il naso
  4. Il pranzo lo prepara mia moglie
  5. Mangerò quello che mi sentirò di mangiare
  6. Ok, ok.

Buon natale a tutti, ma soprattutto a quelli che mi fanno passare un natale da nababbo.

Grazie Ale, anche se oggi abbiamo litigato!

Bepi

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La foto l’ho presa da tv.msn.com

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