Indovina quale tra i seguenti pensierini non è presente nella nuova campagna antidroga:
- Le droghe ti bruciano il cervello e non ne hai un altro.
- No alla droga lo diciamo insieme.
- Non tutte le ciambelle nascono con il buco.
- Apri il dialogo chiudi alla droga.
Premessa
Quando ero piccolo, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, avevo imparato a schivare-e per un bambino questo è particolarmente impegnativo- le siringhe usate che si trovavano sparse sui due marciapiedi di fronte all’istituito magistrale Caterina Percoto. Ogni tanto si trovava qualche cucchiaino e qualche accendino vicino alla siringa, e in età prescolare avevo già una vaga idea di come si fabbricasse una pera.
Alle elementari la maestra ci parlava del “tunnel della droga” e nella mia mente bambinesca si è formata una confusa immagine rappresentante la droga: un tunnel stradale asfaltato lungo circa 200 metri. Tutto qua.
Dalle medie in poi crescendo ho cominciato a vivere una vita parallela rispetto a quella degli adulti. Tra le nostre due vite c’erano dei canali comunicativi interrotti e alcune informazioni oggettivamente importanti per la vita mia e quella dei miei coetanei, non arrivano a destinazione.
E così col passare del tempo incominciano a crearsi gruppi di conoscenti legati a diversi interessi, tra cui il tipo di droga che consumano. Si viene poi a sapere che il tuo ex compagno di classe ha provato l’eroina. E tu (io in questo caso), ragazzo vivi questi fatti come semplice eventi di cronaca, semplici stili di vita scelti da qualcuno che conosci bene.
Nella vita da ragazzo non esiste una prospettiva temporale, un’idea di che cosa possa essere una conseguenza. I tossicomani disfatti che si trovano zombotici nei peggiori posti della tua città praticamente non hanno storia e sono sempre stati così. Nella mente di NOI ragazzetti non riusciamo a vedere che quel derelitto moribondo dieci anni prima potrebbe essere stato un ragazzo “figo” e carismatico.
Un’iniziativa
immagine aggiunta oggi 15 novembre 2008
Nel 2005 Thomas Siebel lancia una campagna, Montana Meth Project (MMP), volta a sensibilizzare la popolazione dello stato e in particolare i teenager riguardo l’uso delle metanfetamine mostrando gli effetti su alcuni consumatori che si sono fatti fotografare per un determinato lasso di tempo (da mesi ad anni).

Da un recente sondaggio promosso dalla MMP risulta che da quando è iniziata la campagna nel Montana è sensibilmente aumentata la percezione del rischio dell’assunzione delle metanfetamine e in tre anni ha prodotto i seguenti risultati:
- l’83% dei teenager ritiene pericoloso assumere metenfetamine anche solo una volta
- il Montana scende negli Stati Uniti dal 5° al 39° posto come consumo di metanfetamine
- I teenager hanno ridotto il consumo della sostanza del 45%
- la popolazione adulta ne ha ridotto il consumo del 72%
- i crimini derivati dalla necessita dell’assunzione di metanfetamine sono scesi del 62%
Basta cercare “faces of meth” su google per rendersi conto dell’iniziativa.
Un’altra iniziativa
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Senatore Carlo Giovanardi, ha tenuto una conferenza il 15 ottobre 2008, presso la Sala stampa di Palazzo Chigi, per illustrare i contenuti della Campagna informativa 2008 che intende dimostrare gli effetti dannosi delle sostanze psicoattive e promuovere fattori protettivi soprattutto nell’ambito della famiglia.
La campagna si sintetizza con il video in alto e con questa foto:

Date un’occhiata anche alla pagina web del sito del governo (scarica pdf) per rendervi conto di come il governo non è in grado di comunicare con i giovani. Chi recepirà il messaggio?
- giovani che comunque non farebbero uso di droghe
- genitori che comunque non somministrerebbero droghe ai loro figli
Conclusione
Secondo l’organizzazione mondiale della sanità il consumo di droghe a livello mondiale è in crescita. Questo mi mette di fronte a due ipotesi:
- Le campagne informative adottate in passato sono state inefficaci
- Le campagne informative adottate in passato sono state efficaci e se non ci fossero state il consumo di droghe sarebbe stato esponenzialmente più elevato (per ogni dollaro investito in prevenzione, se ne risparmiano sette in spese sociali OMS)
Perché non sono un drogato?
FORTUNA. Ritengo di non essere mai stato educato in maniera corretta sui rischi relativi l’assunzione di droghe. Solamente adesso che ho acquisito lo status di papà vedo in modo chiaro quali sono i pericoli verso i quali i miei piccoli andranno in contro tra una decina di anni.
Da ragazzo ho semplicemente avuto la fortuna di avere amici che non si drogavano.
Ho la sensazione che la nuova campagna ministeriale non sarà efficace perché non è in grado di comunicare con i potenziali tossicomani dato che quando sei (ero) ragazzo non riesci a dare il giusto valore alle tue “funzioni psichiche” né ai tuo “neuroni”. Quello che conta è divertirti e trovare la felicità nel tempo che stai vivendo.
La situazione presentata nel video non è reale! E questo non solo è un messaggio inefficace ma falso che genera maggior diffidenza nelle istituzioni di chi potenzialmente potrebbe decidersi di lasciarsi andare nel mettere sotto la lingua una pasta.
All’inizio assumere droghe è meraviglioso, e quindi non ha senso mascherare questa sensazione con un ragazzo che vaga inebetito in discoteca mentre nella teste gli scoppiano le lampadine.
Liberi di commentare e di svelarci il vostro segreto da drogati o non drogati che siete
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Perchè non sono un drogato.
Per iniziare potrei utilizzare la parola “imprinting”, ma siccome l’inglese mi fa venire l’orticaria utilizzerò la parola “mamma.” Si, devo a lei la mancata annoverazione del mio nome nella lista dei non drogati. Oltre che a lei anche a mio padre, insomma la famiglia.
Mia madre è sempre stata presente con discrezione, incisiva al momento giusto. Quando andavamo in centro, evento raro perchè significava andare a fare acquisti ed in quegli anni di denaro non ce n’era molto, imbattendoci in qualcuno strafatto buttato in un angolo con gli occhi rivoltati, mi metteva al corrente di cosa stesse facendo quella persona e che io avrei dovuto stare molto attento a non frequentare certe compagnie per non ridurmi come lui.
Ottimo deterrente perchè nel corso della mia vita appena ho avuto sentore che c’era qualche cosa che non andava mi defilavo; la stessa cosa è avvenuta con l’alcool. Questo mi ha permesso di non avere mai provato nemmeno uno spinello e di non essermi mai ubriacato.
Mio padre invece mi ha fatto assaporare fin da bambino quanto ci sia di più bello nell’andare a camminare per le montagne, fare una corsa in bicicletta, una camminata per i campi dicendomi “non vorrai mica chiuderti in quelle discoteche piene di fumo, alcool, droga e confusione?”.
La paghetta ovviamente non ho mai saputo cosa fosse e quando ho avuto bisogno di qualche cosa si è sempre discusso sull’opportunità di spendere quei soldi.
Ebbene non sono mai entrato in una discoteca se non molti anni dopo per lavoro ed ugualmente non mi sono mai sentito defraudato di qualche cosa, queste cose non mi sono mai mancate, anzi.
Ho avuto compagni di giochi che abitavano nello mio stesso condominio che sono stati investiti dal ciclone droga e che hanno finito la loro corsa dentro la turca di un bagno con la siringa ancora piantata nel braccio, compagni di scuola che si vantavano di “farsi” ed uno di questi ora abita nel 5° campo comune, terza fila, tomba n°34 di un cimitero. Il peggio è che anche sua moglie, che quando lo ha sposato non era dedita alla droga, è morta orrendamente bastonata da degli spacciatori; hanno lasciato un figlio da solo nell’età dello sviluppo. Forse queste cose sono da evidenziare invece di fare filmati in cui si rompono lampadine in testa.
Per lavoro frequento con certa assiduità, centri medico pedagogici e cottolenghi in cui vedo con i miei occhi una realtà anche aberrante per chi è ospite di queste strutture, ovviamente non per colpa loro, e mi viene rabbia a pensare che giovani e ragazzi sani si riducano in stato vegetativo con le loro stesse mani.
Forse sarebbe opportuno far visitare queste strutture od i reparti di oncologia e di medicina nucleare di un ospedale per far capire quanto sono fortunati ad avere quello che i ricoverati non hanno: la salute.
Ho amici che hanno fatto di tutto per combattere la droga che ha investito un loro figlio; hanno perso tutto, la casa, il lavoro, la dignità e soprattutto il figlio. Poi si sono persi anche tra di loro dandosi vicendevolmente colpe che non avevano, terribile.
E’ terribile pensare che al giorno d’oggi chi semina la morte non ha scrupoli ed abbassa il costo di questa porcheria per attirare “clienti” e farli cadere nella loro rete.
Chissà se a loro non è mai morto un figlio e sanno cosa vuole dire.
Claudio (ex Dindi)