new entry: Parco Nord
Siamo ormai arrivati all’inaugurazione del Parco Nord (urban retail park), il nuovo centro commerciale a ridosso di Udine sorto nell’area in cui giaceva la vecchia acciaieria Bertoli.
L’esclamazione più frequente in risposta a questa notizia è la seguente: un altro centro commerciale? Ma non ce ne sono già abbastanza?
Non ho ancora gli strumenti per valutare oggettivamente quale sia il rapporto ottimale fra un determinato bacino d’utenza (numero di abitanti per km² e reddito pro capite) e la presenza sul territorio di agglomerati di negozi, ma ho comunque la percezione che qualche cosa non torni:
solo al centro Città Fiera (che ad oggi è il più grande della regione) ci sono CENTOCINQUANTUNO negozi, poi c’è il centro commerciale Friuli di Tavagnacco, l’Apleadria di Cassacco, l’Arcobaleno di basiliano, il Bennet di Pradamano, l’interminabile schiera di esercizi commerciali lungo il viale Tricesimo, ed è probabile che me ne stia dimenticando qualcuno.
Insomma, per il 2012, ogni udinese avrà a disposizione il proprio negozio.
Ma chi ci guadagna? Io credo che, tranne qualche raro caso come la gelateria che si trova all’ingresso del Città Fiera che gelatizza quasi tutti i visitatori, i supermercati come l’Iper, il Carrefour, e pochi altri, i proprietari del centro commerciale siano gli unici a trarne profitto.
Non frequento molto spesso quei posti (non per cercare di arrestare la desertificazione di Udine, ma perché il centro commerciale mi rende nervoso), ma quando ci capito noto che un gran numero di negozi dura pochissimo, specialmente se non fanno parte di una catena.
Quindi, secondo il mio punto di vista, la ricchezza dei centri commerciali si sostiene sugli investimenti sbagliati della maggior parte dei commercianti che abbandona l’impresa solo dopo aver sborsato diverse migliaia di euro di affitto. Questo non può apportare benessere alla comunità locale.
Sentitevi liberi di illuminarmi.
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