Per daniela : ritengo che il modo migliore per aiutarci sia quello di scambiarci informazioni, anche semplici. Ad esempio, sul web è quasi impossibile trovare gli orari di ambulatorio, tutti i numeri di telefono dei pediatri o dei medici di famiglia. Oggi, domenica, mi servivano urgentemente per organizzarmi, gli orari del pediatra Sergio Mittiga. Niente da fare.
Sempre rimanendo in tema, quando abbiamo deciso di cambiare il medico dei nostri piccoli, non sapevamo chi cercare. Basterebbe un sito web/blog, dove pubblicare una scheda del medico, e che i visitatori che hanno avuto un’esperienza, che sia positiva o meno, la commentino con il loro parere. Per questo metto a disposizione il seguente indirizzo: http://blog.bepi.org
Dopo l’incontro con Dan Peterson e aver ascoltato ad Innovaction esperti della comunicazione e del lavoro di squadra posso rattristarmi del fatto che vengano dette sempre le solite cose.
Tra gli anni ’50 e ’60 Frederick Herzberg un noto psicologo motivazionale degli Stati Uniti ha coniato il tremine KITA (Kick in the Ass-Letteralmente: calcio nel culo) come tecnica motivazionale utilizzata per spingere i lavoratori a produrre di più per evitare l’aggressione fisica ma soprattutto morale.
In alternativa a questa pratica Herzberg sostiene che la persona deve essere messa nelle condizioni di fare del proprio meglio, e il suo buon operato dev’essere ricompensato. Il riconoscimento, sia esso economico, di avanzamento di grado o morale, come la percezione del lavoratore di partecipare attivamente alla crescita dell’azienda , sarà l’incentivo a continuare a migliorare, e quindi a produrre di più.
Così oggi nel terzo millennio le grandi aziende spendono fior di quattrini in consulenti che elaborano strategie volte a incrementare la produttività, e quindi i profitti, tramite la motivazione del lavoratore (che viene chiamato collaboratore): briefing aziendali, cassette dei suggerimenti, riviste interne, eccetera, eccetera.
Alla fine però, la maggior parte del personale non crede in questi strumenti. Anzi vede queste iniziative come un goffo tentativo di manipolazione, e paradossalmente si demotiva. Nei luoghi di lavoro vige la filosofia “io faccio il mio”, “l’importante è raggiungere il budget”,”tra otto ore ho finito”, “il 27 becco lo stipendio”, ecc..
Accorgersene è semplicissimo: basta saper ascoltare e saper vedere.
Quindi per far muovere il culo ai lavoratori, alla faccia di tutte le teorie motivazionali mai prodotte propongo l’acquisto di questa fantastica Hawaii Chair. Sicuramente è più efficace
Invito chiunque a mettere in discussione quanto ho scritto.
Dopo l’incontro con Dan Peterson e aver ascoltato ad Innovaction esperti della comunicazione e del lavoro di squadra posso rattristarmi del fatto che vengano dette sempre le solite cose.
Tra gli anni ’50 e ’60 Frederick Herzberg un noto psicologo motivazionale degli Stati Uniti ha coniato il tremine KITA (Kick in the Ass-Letteralmente: calcio nel culo) come tecnica motivazionale utilizzata per spingere i lavoratori a produrre di più per evitare l’aggressione fisica ma soprattutto morale.
In alternativa a questa pratica Herzberg sostiene che la persona deve essere messa nelle condizioni di fare del proprio meglio, e il suo buon operato dev’essere ricompensato. Il riconoscimento, sia esso economico, di avanzamento di grado o morale, come la percezione del lavoratore di partecipare attivamente alla crescita dell’azienda , sarà l’incentivo a continuare a migliorare, e quindi a produrre di più.
Così oggi nel terzo millennio le grandi aziende spendono fior di quattrini in consulenti che elaborano strategie volte a incrementare la produttività, e quindi i profitti, tramite la motivazione del lavoratore (che viene chiamato collaboratore): briefing aziendali, cassette dei suggerimenti, riviste interne, eccetera, eccetera.
Alla fine però, la maggior parte del personale non crede in questi strumenti. Anzi vede queste iniziative come un goffo tentativo di manipolazione, e paradossalmente si demotiva. Nei luoghi di lavoro vige la filosofia “io faccio il mio”, “l’importante è raggiungere il budget”,”tra otto ore ho finito”, “il 27 becco lo stipendio”, ecc..
Accorgersene è semplicissimo: basta saper ascoltare e saper vedere.
Quindi per far muovere il culo ai lavoratori, alla faccia di tutte le teorie motivazionali mai prodotte propongo l’acquisto di questa fantastica Hawaii Chair. Sicuramente è più efficace
Invito chiunque a mettere in discussione quanto ho scritto.
ricopio il post “segato” ingiustamente da VIACOM international per una presunta violazione di copyright (link 1, link 2)
Uno dei tanti motivi per i quali nei paesi dell’Europa dell’est, è più probabile incontrare persone che siano in grado di parlare l’inglese correttamente è che sono stati da sempre abituati a guardare film e cartoni animati in lingua inglese sottotitolati.
Ed è per questo motivo, almeno per i DVD, che ho deciso di selezionare la lingua originale dei cartoni che vedono i miei piccoli. Fino ad ora non si sono mai lamentati.
E così paradossalmente guardando una puntata di Spongebob Squarepants i miei piccoli hanno imparato un termine che forse gli inglesi non usano nemmeno.
Ieri pomeriggio ho avuto il piacere di stringere del mitico Dan Peterson. Tutto è avvenuto durante l’incontro organizzato nel padiglione dell’associazione industriali di Udine ad Innovaction, dove il Coach ha tenuto una piacevole lezione sul Team Concept nell’ambito aziendale.
Devo confessare una cosa su Dan:
Ho simulato di conoscere gran parte dei suoi successi. Infatti, fino a quel momento, per me lui era semplicemente l’uomo del Lipton Ice Tea (link)
Stando alle statistiche del sito, nell’ultimo mese circa duemila friulani hanno visitato bepi.org. Addirittura una mia vicina di casa ha commentato il post della carta famiglia senza rendersi conto che il blog era mio, e senza sapere che era proprio lei la fonte dell’articolo.
Quindi ritengo sia altrettanto possibile che la persona che mi ha fatto fuori lo specchietto della golf parcheggiata sotto casa, e che si è dileguata senza lasciar traccia possa capitare per sbaglio in questa pagina.
Caro Mistery Person distruttore serale di specchietti di golf parcheggiate regolarmente sulla strada. Dato che probabilmente non ti farai vivo con gli euro necessari per riparare il danno che hai prodotto, potresti dirmi come caspita hai fatto a colpire la macchina?
Considerando la larghezza della strada, la difficoltà di raggiungere una velocità elevata visti l’incrocio appena lasciato e la curva a gomito imminente, ritengo che non sarei mai riuscito a raggiungere il tuo risultato. Da sobrio ovviamente.
colloquio di lavoro: luogo dove è impossibile sentirsi “smarter”
Ritengo che sostenere un colloquio di lavoro sia una delle esperienze più dolorose della vita dopo il parto. Nel mio caso specifico, essere di fronte a chi potrebbe assumermi è un occasione per dire una castronata dietro l’altra senza potermi fermare malgrado ne sia tristemente consapevole. Il fatto che sia stato assunto più volte, resta per me un mistero.
E così qualche minuto fa ho letto sul mio feed reader un articolo di downloadblog.it molto interessante e che voglio condividere (purtroppo non riesco a trovare il collegamento, per questo motivo lo copio qua)
Google, con il suo popolarissimo motore di ricerca, è ormai entrato a far parte della vita quotidiana di milioni e milioni di internauti. È incredibile pensare come questa società, che da anni ha consolidato la sua leadership mondiale con una quota che supera il 70% delle ricerche, sia stata fondata solo nel 1998, grazie al lavoro ed alla passione di due giovani studenti dell’Università di Oxford, i venticinquenni Larry Page e Sergey Brin.
Uno dei motti che contraddistinguono Google è “work smarter, not harder” (lavora più intelligentemente, non più duramente). Quest’approccio alternativo nell’affrontare i problemi si riflette anche nel modo in cui Google conduce i colloqui di selezione. Le domande non hanno nulla a che vedere con le classiche “Quali sono i suoi obiettivi professionali”, “Perché vorrebbe lavorare per noi?”, “Mi descriva i suoi punti di forza e di debolezza”.
Le frasi preparate, le risposte preconfezionate in questo caso non funzionerebbero. Perché? Provate a dare un’occhiata alle domande nel resto del post.
Quante palline da golf possono essere caricate su uno scuolabus?
Spiega cos’è un database al tuo nipotino di 8 anni utilizzando 3 sole frasi.
Quante volte durante un giorno le lancette di un orologio si sovrappongono?
Quanti accordatori di pianoforte ci sono al mondo?
Se stai guardando un orologio e sono le 3 e 15 quanto è ampio l’angolo che formano le due lancette?
Immagina di avere un cassetto pieno di magliette dove è difficile trovare una singola maglietta. Come ordineresti le magliette per facilitare la ricerca?
Quanti soldi chiederesti per lavare tutte le finestre di Seattle?
Se la probabilità di vedere una macchina sull’autostrada in 30 minuti è pari a 0.95 qual è la probabilità di vederne una in 10 minuti?
Quante stazioni di servizio ci sono negli Stati Uniti?
Qual è secondo te la migliore (o più bella) equazione matematica mai derivata?
Nonostante Google, durante le selezioni, richieda espressamente ai candidati di firmare un accordo di non divulgazione del contenuto dei colloqui, qualcosa è trapelato ugualmente. Domande quantomeno inusuali ed un tantino bizzarre. Ma che non fanno altro che accrescere il fascino e l’interesse verso il mondo di Google. A questo punto non vi resta che spedire il curriculum e attendere di essere contattati. In bocca al lupo!
Sentitevi liberi di raccontare via commento la vostra esperienza.
Anche se è chiaro e visto i tempi che corrono copio e incollo quanto segue:
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