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PREGIUDIZI LAVORATIVI

PARLARE SENTIRE E VEDERE.

Si lo ammetto: ho dei pregiudizi. Questi si sono radicati nel mio modo di pensare a causa, o per merito, di 31 anni di semplici esperienze di vita. I pregiudizi mi aiutano a scegliere, risparmiando tempo, evitando di investire energia per cause che in qualche modo ritengo perse in partenza.

Sborsare 5 euro a una persona che mi ferma per strada per una raccolta di fondi per la lotta contro il cancro? No assolutamente, sicuramente sarà una delle solite truffe. Oppure prima di avere la certezza che quella persona stia veramente raccogliendo i soldi per una causa così nobile dovrei chiederle di esibire un documento e fare almeno un paio di telefonate. Troppo dispendioso: no e basta.

Insomma per quanto ignobili siano i pregiudizi, permettono a me e a molte altre persone di prendere decisioni, affrettate, riguardo la maggior parte dei fenomeni presenti in natura. Ma purtroppo alle volte bisogna mettere da parte i preconcetti per evitare di prendere quello che in termine tecnico vengono chiamate “cantonate”.

In alcuni ambienti di lavoro vigono credenze secondo le quali il colore della pelle determina il livello di capacità di eseguire determinati lavori. Succede così che per cinque anni un poco sedicente ragazzo pachistano venga impiegato in mere mansioni di manovalanza quando è in realtà una persona capace di effettuare rifiniture di grande cura qualitativamente superiori a quelle realizzate da bianchi operai specializzati con esperienza ventennale. E magari il contesto è di un’azienda che sostiene di non riuscire a reperire dal mercato del lavoro “manodopera specializza”.

Come si fa quindi a scoprire le doti di una persona e accantonare i sacri pregiudizi e magari in soli 5 anni? Senza scendere in particolari fisiologici, come la vibrazione delle corde vocali, il funzionamento della retina o l’utilità del padiglione auricolare, posso confermare che è sufficiente utilizzare discretamente tre dei cinque sensi di cui noi esseri umani siamo dotati per: parlare, ascoltare e vedere. Tutto qua, alla faccia del sesto senso!

La maggior parte delle persone è in grado di compiere le operazioni necessaire per il funzionamento di un’azienda, e più queste operazioni saranno qualificanti, più la persona si impegnerà per imparare a realizzarle nel miglior modo possibile.

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RISORSA DI PELLE UMANA

RI$OR$A DI P€LL€ UMANA

Verso la fine del secolo scorso per dare dignità ad una parola considerata spiacevole come “spazzino” qualche stratega della comunicazione ha pensato di trasformarla in “operatore ecologico”. E così è successo per le persone che lavorano che sono improvvisamente diventate valorose “risorse umane”.

Scusatemi se lo ripeterò così spesso in così poche righe, ma la questione mi sta particolarmente a cuore: risorse umane! In ambienti di lavoro dove chi si fa consumare da continue vessazioni, dove gli impiegati custodiscono nel primo cassetto della propria scrivania un flacone di Malox per lenire la sofferenza dello stress lavorativo, insomma in tutte quelle situazioni che fanno percepire al lavoratore di sentirsi solo un poco considerato numero, il termine “risorsa umana” può aiutare a rilanciare un poco l’autostima del lavoratore. Forse…

Statement azienda “X”
Il nostro obiettivo è fare soldi e durare nel tempo
Le risorse umane sono il nostro valore principale

Può sembrare strano, ma quegli organismi viventi, con quattro arti, una postura sostanzialmente retta, il pollice opponibile, una scatola cranica piena di molle materia biancastra, impiegate nelle aziende per produrre redditività sono persone. Sembra incredibile vero? Eppure è così. Semplicemente persone. Punto. Niente di più. Le risorse umane non si trovano in cave, pozzi, o bacini idrici. Si trovano per strada, nelle scuole, e certe volte si presentano direttamente in aziende con un foglio, il curriculum, che autocertifica quello che sanno fare.

Non bisogna quindi nascondersi dietro strane definizioni: queste persone lavorano per far guadagnare soldi a chi decide di stipendiarli, e di questo non c’è assolutamente bisogno di vergognarsi. In una azienda le persone lavorano per generare profitto! Allora basta parlare di sterili strategie di motivazione, senza avere la consapevolezza che il successo dell’azienda dipende dal lavoro, sinergico, di chi per una serie di motivi sacrifica gran parte del proprio tempo a favore di un’organizzazione.

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